L’attore Javier Bardem nella Vendetta di Salazar i Pirati dei Caraibi

Forse gli unici ruoli che davvero mancavano nella sua brillante carriera erano quelli del pirata e dello zombie. Javier Bardem ha risolto il problema in un colpo solo, interpretando il fantasma del vecchio lupo di mare a caccia di vendetta contro il Jack Sparrow di Johnny Depp nel quinto capitolo della saga Pirati dei Caraibi, che arriverà nelle nostre sale il prossimo 24 maggio con il titolo La vendetta di Salazar.

A dare volto e intensità al personaggio del titolo è l’attore spagnolo, uno dei pochi europei capaci di conquistare Hollywood a suon di bravura più che di bellezza. Abbonato ai ruoli da cattivo

«Con una faccia così sinistra, cosa posso fare? Davanti allo specchio tutte le mattine mi dico: “Guarda che naso. Guarda che occhi. Senti che vocione.”»,

scherza spesso e volentieri con chi glielo fa notare, Bardem in realtà ha iniziato la carriera a soli 4 anni, comparendo per pochi minuti per mano a sua madre nello sceneggiato televisivo spagnolo El Pìcaro nel 1974. Discendente da una famiglia iberica di attori e registi non molto fortunati, all’inizio Javier pensava di fare il pittore, al punto da frequentare l’Accademia d’arte di Madrid, o di dedicarsi allo sport agonistico, visti gli ottimi risultati ottenuti giocando a rugby anche per la Nazionale giovanile.

Javier Bardem lanciato da Almodóvar

Attore Javier Bardem

Invece, l’incontro con il nuovo cinema spagnolo, espresso da registi come Pedro Almodóvar e Bigas Luna, gli fanno cambiare strada. Con il primo recita in Tacchi a spillo e Carne tremula, con il secondo in Le età di Lulù e Prosciutto, prosciutto. Il successo di pubblico e di critica è immediato, fuori e dentro i confini nazionali, testimoniato da numerosi riconoscimenti. La svolta arriva nel 2000 quando l’artista Julian Schnabel lo sceglie come protagonista di Prima che sia notte, pellicola biografica sul poeta cubano Reinaldo Arenas. Il film fa incetta di premi e Bardem viene candidato all’Oscar come miglior attore. È il primo spagnolo a ottenere questo riconoscimento, ma anche se la statuetta poi va al Gladiatore di Russell Crowe, Hollywood si accorge di avere • di fronte un grande attore. Che siano mega produzioni (007 – Skyfall), film d’azione (Collateral), epopee letterarie (.L’amore ai tempi del colera) o film d’autore (Vicky Cristina Barcelona), lui riesce sempre a farsi notare per la bravura. I ruoli da cattivo, come quello del killer Anton Chigurh di Non è un paese per vecchi, che gli fa vincere un Oscar nel 2007

 

«Ringrazio i fratelli Coen per essere stati così coraggiosi da mettermi in testa il peggior taglio di capelli della storia del cinema»,

 

ha scherzato Javier Bardem ricevendo il premio, o quelli drammatici, come il tetraplegico di II mare dentro o il papà di Biutiful, sono però lontanissimi dal suo carattere simpatico e alla mano.

Che sia un personaggio alieno in mezzo allo sfarzo e ai lustrini del cinema statunitense, a Hollywood se ne sono accorti presto. Bardem non si definisce un «attore», ma un «lavoratore». Quando vola a Los Angeles su un set va «a lavorare in ufficio», altrimenti sta a Madrid e fino a qualche anno fa aiutava sua sorella nel suo bar ristorante. «Il mio obiettivo è fare un buon lavoro, così un regista vedendoti ti assume per il suo prossimo film», dice. Il suo pragmatismo è figlio degli anni in cui è cresciuto.

 

Javier Bardem l’infanzia nella dittatura

«Quando sono nato io c’era ancora il dittatore Franco»,

racconta.

«Erano tempi difficili, il cognome Bardem non era ben visto, perché la mia famiglia non era allineata con il regime. Ero piccolo, ma ricordo di gente portata via, di mia madre in lacrime perché avevano arrestato amici e colleghi, di persone scomparse e di violenza per le strade».

Forse è per questo che il suo Oscar lo ha dedicato alla mamma, che se non recitava andava a pulire le scale, e alla Spagna che è riuscita a uscire da quegli anni bui. E grato a Hollywood, ma non se ne sente parte.

 

«Le persone lì sono  in ansia per come il mondo le percepisce. Si parlano addosso di continuo. Devono darsi una calma rilassarsi».

Forse il senso di distacco è dato dal parlare l’inglese coi seconda lingua e quindi a cera modi sempre più semplici per esprimersi.

«Essere uno spagnolo a Hollywood mi permette di avere retroterra culturale nel quale trova rifugio. Mi dà libertà e pace per fare cose. In America non ci sono mezze misure: o sei un fallimento o sei un su cesso. Roba da pazzi».

 

Difende il suo privato Javier Bardem

Eppure, più Javier Bardem cerca distanziarsi da quel mondo, più si ritr va a farne parte. Perché non sono sole progetti lavorativi (lo vedremo presi anche accanto a Michelle Pfeiffer e Jennifer Lawrence in Mothers! di Darre Aronofsky e nei panni del famoso na cotrafficante in Escobar) a renderlo u divo è anche la sua vita familiare. Dop anni di amicizia e di set condivisi ( primo, Prosciutto, prosciutto, nel 1992 quello del film di Vicky Cristina Barct Iona ha fatto scoppiare il colpo di fui mine con Penelope Cruz, nel 2007. Un amore silenzioso, privato, mai esibite coronato dal matrimonio celebrato all Bahamas nel 2010 e dalla nascita d Leonardo nel 2011 e Luna nel 2013 ci sono voluti anni per sapere il nome de bambini.

«Io non parlo della mia vita privata»,

è la frase categorica pronunciata a ogni intervista. Perché appena l’argomento si fa personale, da chiacchierone e simpatico si chiude nel mutismo. Eppure, mentre ritirava il premio per la miglior interpretazione maschile al Festival di Cannes per Biutiful, sorprendendo tutti, si è rivolto a una persona in platea:

«Lo dedico alla mia amica, alla mia compagna, al mio amore: Penelope. Ti devo molto e ti amo così tanto».

 

Da allora si è lasciato scappare poche altre frasi, ma la più bella rimane quella detta al mensile americano GQ:

«Sono felicemente sposato. Ringrazio chiunque sia lassù per avermi dato l’opportunità di essere amato».

 

Intervista a Javier Bardem tratta da Visto.